Anastasia (Veneto Lavoro): anche sull’occupazione i nodi arrivano al pettine
Domani, venerdì 1 luglio, Bruno Anastasia, responsabile dell'Osservatorio sul Mercato del Lavoro dell'Agenzia Veneto Lavoro, sarà relatore al secondo appuntamento del corso di formazione organizzato dalla Cisl del Veneto sui temi del mercato del lavoro. Al dott. Anastasia abbiamo chiesto, con alcune domande, di anticiparci alcuni argomenti che saranno sviluppati nella sua relazione.
La crisi diluita è il titolo del vostro ultimo rapporto sul mercato del lavoro in Veneto.Possiamo spiegarne meglio il significato, magari con qualche numero?
Il titolo del nostro ultimo rapporto sintetizza l'analisi di un mercato del lavoro dove la caduta dell'occupazione si è evidenziata progressivamente ben oltre la fase di contrazione dell'attività produttiva come segnalata dagli indicatori economici (pil, produzione industriale). Il crollo delle esportazioni, la riduzione degli ordini dall'interno, il blocco degli investimenti a causa di problemi di finanziamento e di mutate aspettative, hanno determinato, tra il 2008 e il 2009, una formidabile riduzione della domanda effettiva di lavoro espressa dalle imprese. Tale riduzione non si è tradotta in un parallelo, per intensità e velocità, aggiustamento degli organici: il ricorso alla cassa integrazione da un lato e strategie aziendali dall'altro (smaltimento delle ferie arretrate, trasformazioni a part time, blocco degli straordinari) hanno consentito, alle imprese e al sistema, di diluire nel tempo l'impatto della recessione sui livelli occupazionali. Con effetti ovviamente positivi sul piano della gestione sociale e con qualche rischio, in relazione al fatto che una tale diluizione può avvalorare pratiche sociali inefficienti e illudere sulle prospettive. Ad ogni modo, alla fine i conti sono destinati sempre a tornare: i livelli occupazionali dei dipendenti (lavoro domestico a parte) sono diminuiti (su base annua) fino al primo trimestre del 2010 e il costo della recessione, pari a circa 70.000 posizioni di lavoro in meno rispetto a prima dell'autunno 2008, è alla fine emerso in tutta la sua rilevanza.
Il mercato del lavoro veneto negli ultimi decenni è stato caratterizzato da una costante crescita dei posti di lavoro che ha garantito continuità occupazionale anche per chi lavorava con contratti a termine. Dopo tre anni di crisi cosa è rimasto di questa caratteristica?
Caratteristica offuscata ovviamente: se la domanda effettiva di lavoro è inferiore, è chiaro che non ci può essere garanzia di fatto di continuità occupazionale. Con la recessione sono diminuite sia le assunzioni che le cessazioni: nel mercato del lavoro è diminuita la mobilità, il turn over. Per tutti è risultato decisamente più difficile ri-occuparsi: sia per i giovani impegnati nei lavori a termine, sia per gli adulti interessati dai licenziamenti individuali nelle piccole imprese o dai licenziamenti collettivi nelle imprese maggiori. Ed è ancor più risultato difficile per i neoarrivati trovare la prima occupazione. La restrizione delle opportunità si è ripercossa su tutte le classi di età e non solo sugli italiani ma anche sui cittadini stranieri. Ci vorrà diverso tempo, ancora, per ritornare sui livelli occupazionali pre-2008.
Le politiche per la occupabilità. Cosa si è realizzato finora concretamente?
Le politiche per l'occupabilità consistono in tutti quegli strumenti e iniziative finalizzate a rendere il candidato lavoratore idoneo a inserirsi o re-inserirsi, dopo un periodo di disoccupazione, nel mercato del lavoro. Essenzialmente si tratta di informazioni sui posti vacanti (e quindi organizzazione di modalità efficienti di incontro domanda offerta), di orientamento, di formazione. Nel corso della recessione si è intensificata, anche per giustificare l'utilizzo del Fondo Sociale Europeo nell'ambito del sostegno ai lavoratori sospesi, l'attività di formazione con, come target, soprattutto i cassintegrati in deroga e i lavoratori in mobilità in deroga. Data l'estrema flessibilità di fruizione della cig in deroga, spesso è risultata difficile l'organizzazione dell'attività formativa. Essa ha coinvolto una quota assai consistente dei lavoratori in cig in deroga. Al di là del dato quantitativo, non vi sono evidenze conclusive e rilevanti sull'efficacia (o meno) dell'attività formativa erogata in tale contesto.