Alcoa, rinvio al 22 febbraio

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Un risultato i lavoratori dell'Alcoa di Fusina- Venezia e di Portovesme lo hanno ottenuto. Ieri a Palazzo Chigi i vertici della multinazionale dell'alluminio hanno accettato di posticipare al prossimo 22 febbraio ogni decisione in merito al futuro degli stabilimenti e di garantirne, nel frattempo, la continuità produttiva.
A far cambiare il tempo, ora meno vicino alla tempesta, le notizie da Bruxelles dove la Commissione Europea e lo stesso neo confermato Commissario Barroso non avrebbero trovato elementi negativi sul decreto governativo che garantisce alle aziende italiane parità di trattamento con i concorrenti europei in materia di utilizzo di energia.
Questo fatto potrebbe determinare un cambiamento sostanziale nelle decisioni di Alcoa di abbandonare l'Italia.
Gianni Faneco, segretario della Fim di Venezia, che ha partecipato alla lunga trasferta romana con un folto gruppo di lavoratori di Alcoa Fusina esprime un cauto ottimismo "l'azione del governo è stata decisiva per arrivare a questo primo importante passo in avanti verso una possibile soluzione positiva della vertenza. In particolar modo ha pesato il fatto che il governo si sia mosso in tutta la sua autorevolezza, mettendo in campo sia il Sottosegretario Gianni Letta che il Ministro Sacconi e che, nella predisposizione del decreto legge che dispone norme utili a garantire pari condizioni tra le aziende italiane del settore e le loro concorrenti europee, ci sia stato anche un pieno accordo con l'opposizione. La nuova Commissione Europea, nella sua prima seduta- continua Faneco- ha fatto alcune osservazioni di dettaglio al testo del decreto ma non vi ravvisato alcuna presenza di possibili aiuti di Stato ad Alcoa, così come tutti volevano fosse. Dunque Alcoa ora non ha più alcun alibi per abbandonare l'Italia, chiudere gli stabilimenti e licenziare 400
lavoratori a Venezia e circa altri 550 in Sardegna, senza contare dell'indotto".

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