Alcoa: il buon accordo c’è ma non tutto è risolto

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Con la firma dell''accordo al Ministero per lo Sviluppo economico si chiude la vertenza Alcoa dopo mesi di tensione,scioperi e manifestazioni. Un accordo positivo, considerata la prospettiva di pochi mesi fa che prevedeva l'abbandono dell'Italia di Alcoa.
Sull'accordo si è espressa la Fim di Venezia con un comunicato del suo Segretario Gianni Fanecco .
"L'accordo - dice il comunicato- dopo il parere positivo della Commissione Europea, permetterà alla multinazionale americana da un lato di avere un prezzo dell'energia pari ai concorrenti europei e dall'altro di riprendere gli investimenti in Italia. I lavoratori hanno così la garanzia che nessun sarà licenziato o posto in CIGS anzi, si assumeranno i lavoratori precari - . Per il dirigente della Fim veneziana però non tutto si è risolto positivamente "Rimane nell'incertezza la ripresa della produzione della fusione a Fusina, rinviata a data indefinita e condizionata dalla ripresa dei prezzi internazionali dell'alluminio o da una politica energetica che però non appare ancora all'orizzonte".
Fanecco sottolinea che se da sindacalista mi dichiara soddisfatto, al contrario quale cittadino ha motivi per indignarsi di fronte all'ennesima incapacità della politica di assumere decisioni che risolvano realmente e alla radice il problema.
"La soluzione trovata- sostiene- sarà a carico di tutti i cittadini italiani che pagano le bollette. Lo sconto, infatti, che ha ottenuto Alcoa sarà spalmato sulle bollette e ci costerà circa 10 milioni di Euro il mese".
Una critica viene riservata alla Fiom-Cgil per aver accusato nei giorni scorsi la FIM ed i suoi dirigenti di aver dichiarato che non c'erano alternative al Piano industriale e poi di aver invece non solo firmato l'accordo, ma soprattutto di continuare a tacere sul fatto che i lavoratori, i pensionati, i più deboli si faranno carico dello sconto riconosciuto all'Alcoa.
"Nessuno - conclude- si pone il problema che se non si da avvio rapidamente ad un piano energetico che porti le nostre industrie ad avere lo stesso prezzo dell'energia dei concorrenti Europei senza farlo pagare ai cittadini con interventi assistenziali, presto ci saranno in Italia moltissime altre aziende che non potranno reggere tale differenziale competitivo, innescando cosi il declino industriale del nostro Paese".