Un film già visto (ma con una brutta sorpresa?)
Nei giorni scorsi i media hanno dedicato ampio spazio all'avvio della stagione della Dichiarazione dei Redditi aperta dalle colonne portanti del fisco italiano: i contribuenti lavoratori dipendenti e pensionati.
Giustamente i media hanno gridato alla scandalo nel presentare i sempiterni numeri dei doveri fiscali: ai lavoratori dipendenti ed ai pensionati si deve da sempre gran parte delle entrate dell'erario e quindi delle risorse dello Stato e degli enti locali. Come se la ricchezza reale nel nostro Paese fosse distribuita con più egualitarismo che in un paese dominato dal socialismo reale.
Sul fatto che anche l'anno fiscale 2010, il sessantaduesimo della Repubblica fondata su una straordinaria Carta Costituzionale che enuncia tra i fondamenti della vita politica nazionale il dovere fiscale dei cittadini proporzionato alla loro ricchezza, si concluderà con lo stesso finale non ci sono dubbi.
E' una previsione facile da fare.
Poco o nulla è cambiato nei meccanismi che regolano il rapporto fisco- contribuenti e che sono ben stretti ed oliati per chi ha la ritenuta alla fonte e larghissimi e ruggini per chi paga dopo.
Da un parte le nuove norme per la lotta all'evasione fiscale, concordate nel Protocollo di luglio 2007 con l'allora governo in carica, sono state in gran parte cancellate dall'attuale governo appena entrato in carica, come è stato per la tracciabilità dei pagamenti ai professionisti. Il contributo dei Paperoni rimarrà quindi modestissimo.
Dall'altra nessun intervento per ridurre il prelievo fiscale ai Paperini che, invece, dovranno anche farsi grattare via un po' di reddito in più, proporzionalmente allo scorso, anno per effetto del fiscal drag.
Qualche cambiamento nella trama però è possibile e non può che preoccuparci. I redditi del lavoro dipendente lo scorso anno sono stati depauperati dalla crisi. Meno lavoratori occupati e quindi stipendiati, aumento dei redditi di disoccupazione, moltissime retribuzioni ridotte dalla Cig, hanno con ogni probabilità ridotto significativamente la massa salariale dalla quale il fisco traeva alimento.
Questo film che ha come protagonista unico l'iniquità del meccanismo fiscale, già visto tante volte, potrebbe quindi riservarci un'unica, amara sorpresa: la riduzione delle entrate fiscali, proprio in questo momento di crisi dove invece c'è bisogno di risorse pubbliche per sostenere le famiglie e sollecitare la ripresa.
Serve altro per confermare che la riforma fiscale che chiediamo non è prorogabile?