Regione e lavoro: operare senza indugi

Tra le questioni che la nuova amministrazione regionale è chiamata ad affrontare vi è quella, prioritaria sotto il profilo dell'urgenza, della tutela dell'occupazione e del reddito dei lavoratori colpiti dalla crisi.

La continuità dell'assessorato, con la conferma della delega a Elena Donazzan, il lavoro svolto dalle Parti Sociali e dai tecnici nel tavolo di concertazione regionale, l'accordo sulle misure anticrisi per il 2010 del 28 dicembre scorso, la messa in opera di nuovi ammortizzatori sociali come la mobilità in deroga, l'una tantum veneta per somministrati e cocopro, sono a garanzia di un impatto minimo della pausa elettorale nell'azione della Regione in questa materia.
Diversamente non poteva essere: in questi mesi l'allarme crisi non è cessato, anzi, la ripresa, quella che rimette in moto il lavoro ed i lavoratori al lavoro, non si vede ancora.

Nel primo trimestre le ore di Cig autorizzate, le sospensioni denunciate, le procedure di crisi aziendale mantengono i livelli da primato, negativo, raggiunti a dicembre 2009.
Poi ci sono colore che invece hanno superato la linea gialla che separa l'occupazione dalla disoccupazione, nonostante che la Cig, rafforzata dalla sua versione "in deroga", sia stata, e rimane ancor più oggi, una barriera indispensabile per arginare migliaia di licenziamenti specie nelle piccole aziende.

Nel contempo infatti la rovinosa caduta delle assunzioni non ha permesso di compensare le decine di migliaia di rapporti di lavoro andati a conclusione in questi mesi in quanto costruiti su contratti a termine o su aziende che hanno chiuso. Il proseguire nel tempo (cosa purtroppo più che preventivabile) di questo saldo negativo tra assunzioni e cessazioni impedisce a chi cerca la sua prima occupazione di entrare nel mercato del lavoro: cresce il numero dei giovani in attesa della "chiamata".

Continua quindi a crescere il numero degli iscritti alle liste di mobilità, di disoccupazione e di chi cerca lavoro. Ma sono sempre di più anche coloro che, dopo aver oltrepassato la linea di demarcazione tra occupazione e disoccupazione, ha anche superato quella della copertura dei sostegni al reddito.
E' dunque possibile che questo sia l'anno più duro che la crisi riserva ai lavoratori. Un anno che non può trasformarsi in un lungo attraversamento, obbligato per migliaia di persone e per le loro famiglie, di un sempre più buio e stretto tunnel dove manca il lavoro, il reddito di lavoro e anche il sostegno sociale. Un tunnel che può trasformarsi, se già non è, in quello della povertà.
Così non può essere, diciamo, e non come perorazione o invocazione ma perché ci sono tutti gli strumenti e le risorse per evitare questo epilogo della crisi.

A livello regionale, come detto, si tratta di mettere a frutto il lavoro di concertazione finora svolto e di rendere immediatamente operativi gli strumenti di tutela del reddito, di formazione e riqualificazione professionale, di reinserimento al lavoro.
Comuni e province poi devono dare una concreta dimostrazione che, anche con risorse limitate e spazi non adeguati, il federalismo verso il basso è un efficace strumento per risolvere i problemi delle persone, specie se sono le più svantaggiate.