La vera risposta alla crisi
La vera risposta alla crisi è nella progettazione di una nuova stagione dello sviluppo.
Una progettazione che tenga in debito conto che già prima della recessione internazionale molte aziende venete soffrissero già di un calo di produttività e quindi fossero in difficoltà rispetto alla concorrenza internazionale. La crisi ha quindi colpito, in più di un caso, una situazione già compromessa ed alcuni settori del manifatturiero hanno così registrato un consistente calo della produzione. Per molte piccole e medie aziende si profila quindi la chiusura.
Avvitandosi la crisi finisce per scaricarsi sui fornitori e contoterzisti che non vengono pagati e sui lavoratori dipendenti che perdono il posto ed su chi cerca lavoro e non trova occupazione. Si allargano così anche la distanza tra lavoro regolare e lavoro nero.
Dunque la crisi ha acutizzato i difetti, i limiti ed i ritardi del modello di sviluppo nordest. Cercarne i responsabili ora non serve, far finta di nulla è pericoloso. Il nostro impegno di sindacato deve essere invece finalizzato a promuovere la ricerca, comune, di un modello di sviluppo diverso ed alternativo: quello che ci ha portato ai grandi risultati degli anni scorsi (elevata occupazione, crescita del reddito, ecc.) si sta concludendo.
Il degrado della politica e della democrazia ci impongono poi uno sforzo di responsabilità ancora maggiore e nell'immediato.
Una nuova stagione di sviluppo si potrà avere se, dismettendo le produzioni di beni e servizi fuori mercato, si concentrano le risorse sulla ricerca di quelle che invece sono e saranno richieste dai consumatori, ma anche se si investirà sulla produzione di energie compatibili con l'ambiente e se si migliora la sanità e il sociale. Servono anche infrastrutture materiale ed immateriali utili alla ripresa dello sviluppo.
Il territorio, nel suo insieme, deve esprimere il meglio di se. Per questo non serve un sindacato antagonista che si opponga, serve piuttosto un sindacato forte ed autorevole che sappia esprimersi ed incidere sulle politiche. Ciò non significa per noi cancellare le differenze e rimuovere il conflitto. Il rinvigorire la coesione sociale, duramente messa a prova dagli effetti degradanti della crisi, deve essere l'obiettivo prioritario dell'azione sindacale così come la promozione di un nuovo protagonismo degli attori locali, privati e pubblici.
Noi riteniamo che nel Veneto nei prossimi anni siano a rischio, per la prima volta, la sostenibilità economica, sociale ed ambientale.
Dobbiamo quindi chiamare a raccolta tutti, famiglie, imprese, università, per uno sforzo collegiale di costruzione di un modello di sviluppo alternativo e condiviso.