Un allarmismo non motivato è la valutazione di Giorgio Santini, segretario confederale della Cisl e titolare del Dipartimento Mercato del Lavoro, per definire alcune valutazioni sulle norme approvate al Senato su arbitrato e conciliazione e che riassume così le posizioni della Cisl “siamo intervenuti più volte per migliorare l’impianto originale del testo di legge ed alcuni risultati sostanziali li abbiamo ottenuti. Ora dobbiamo chiudere il cerchio facendo rapidamente l’accordo con le associazione datoriali che ne disciplini le regole senza ridurre le tutele per i lavoratori”.
Lo abbiamo anche intervistato e gli abbiamo chiesto, nonostante si tratti di una materia molto tecnica, di spiegarci i contenuti di queste norme e di chiarirne alcuni punti che sono diventati oggetto di polemica sui media.
In primo luogo: con le nuove norme cosa sono la conciliazione e l’arbitrato?
La conciliazione è un mezzo con cui si compongono le controversie del lavoro (ad es. nel caso di provvedimento disciplinare, per questioni salariali, in caso di licenziamento individuale, ecc.) senza ricorrere al giudice. Le parti possono, in qualsiasi momento della procedura di conciliazione decidere di affidare la soluzione della controversia ad un arbitro, ecco l’arbitrato, che emanerà un lodo vincolante.
Le novità introdotte dalla legge sono più di una ma possiamo riassumerle così: oggi la conciliazione è un puro obbligo formale per poter poi proseguire la lite in sede giudiziaria, mentre con le nuove norme è facoltativa ma è stata organizzata in modo tale che possa essere più efficace, cioè diventare una procedura che può effettivamente portare ad un soluzione delle controversie.
E la clausola compromissoria?
E’ una clausola che permette di delegare la soluzione della controversia ad un arbitro. Ma attenzione: la delega all’arbitro sarà obbligatoria solo se prevista dagli accordi tra sindacati e associazioni imprenditoriali e, naturalmente, sempre che il singolo lavoratore liberamente faccia questa opzione. E’ il punto più controverso della legge.
Allora c’è o non c’è questo attacco subdolo all’art.18 dello Statuto?
Nel testo approvato art. 18 non viene toccato né nella forma né nella sostanza.
Ma allora cosa cambia rispetto a prima?
Che si sta aprendo una seconda via per la risoluzione delle controversie tra lavoratore ed azienda, appunto quella della conciliazione/arbitrato. Precisiamo: una nuova via che si aggiunge, che scorre parallela, senza toccare e manomettere alcunché di quella che già c’è e cioè la via giudiziaria, quella del tribunale del lavoro. Il lavoratore è libero di scegliere quale percorrere. Ripeto: il lavoratore sceglie, non l’azienda.
A che serve questo nuovo percorso?
Ad offrire una opzione al lavoratore un mezzo più rapido per far valere i propri diritti se offesi dal datore di lavoro.
Le critiche riguardano soprattutto il fatto che il lavoratore potrebbe essere chiamato a scegliere, già al momento della assunzione (e quindi in una situazione di grande debolezza e ricattabilità), quale delle due vie intende percorrere in caso di licenziamento e per l’azienda sarebbe facile obbligarlo a rinunciare a ricorrere al giudice.
Non è così. Il rischio che, all’atto di assunzione, il lavoratore sia obbligato a scegliere in caso di controversia la via dell’arbitrato (attraverso la cosiddetta clausola compromissoria) è scongiurato dal fatto che la materia è vincolata a ciò che stabilità la contrattazione collettiva. Ed è chiaro che mai accetteremo che siano ridotte le tutele dei lavoratori o che diventino ricattabili.
C’è però da aggiungere un altro chiarimento: l’arbitrato non tutela meno il lavoratore, non meno dell’autorità giudiziaria. Infatti negli accordi sindacali si chiarirà che l’arbitro deve decidere in base a quanto previsto nei contratti che hanno già incorporato le tutele previste dalle leggi.
Nel testo originario si prevedeva anche una specie di tassazione a carico del lavoratore che apriva una controversia …
E’ adesso non c’è più. Abbiamo ottenuto la cancellazione di questo balzello con il mantenimento della totale gratuità negli atti relativi alla via giudiziaria delle controversie. E’ una delle cose positive che abbiamo ottenuto, assieme all’affidamento della regolazione di aspetti importanti della conciliazione/arbitrato, come appunto lo è la clausola compromissoria, alla contrattazione. Ricordo che tutto ciò era previsto nell’accordo di riforma del sistema contrattuale del 22 gennaio 2009.
Allora una falso allarme?
Di sicuro. Forse il periodo preelettorale influisce su alcuni giudizi. Ciò non significa che il sindacato può girarsi dall’altra parte. Ora il nostro impegno deve trasferirsi sul tavolo di negoziazione con le associazioni imprenditoriali per completare in tempi brevi l’impianto complessivo di questo nuovo strumento.
Agitare fantasmi non serve. Lavorare ai tavoli di trattativa sì. Più in generale noi vogliamo che il confronto con il governo, il Parlamento e gli imprenditori rimanga forte sui problemi. Dobbiamo concentrarci sulla riforma fiscale, la tutela dell’occupazione, i diritti di cittadinanza, le politiche per lo sviluppo e, in questi temi, i motivi per alzare la voce non mancano e non mancheranno.